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Cosa è per me il battesimo?
Cosa è per me il battesimo?

Cosa è per me il battesimo?

Riportiamo qui il testo e il video di una memorabile conferenza di Papa Benedetto XVI sul battesimo, tenuta nella Basilica di san Giovanni in Laterano l’11 giugno 2012, e un interessante articolo del card. Martini sempre sul tema del battesimo. E’ necessario riscoprire lo statuto fondamentale del nostre essere credenti: siamo stati battezzati …. e poi?

IMMERSI NEL PADRE, NEL FIGLIO, NELLO SPIRITO SANTO

di Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle, […] le ultime parole del Signore su questa terra ai suoi discepoli, sono state: “Andate, fate discepoli tutti i popoli e battezzateli nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo” (cfr. Mt 28, 19).

Fate discepoli e battezzate. Perché non è sufficiente per il discepolato conoscere le dottrine di Gesù, conoscere i valori cristiani? Perché è necessario essere battezzati? Questo è il tema della nostra riflessione, per capire la realtà, la profondità del sacramento del Battesimo.

Una prima porta si apre se leggiamo attentamente queste parole del Signore. La scelta della parola “nel nome del Padre” nel testo greco è molto importante: il Signore dice “eis” e non “en”, cioè non “in nome” della Trinità, come noi diciamo che un viceprefetto parla “in nome” del prefetto, un ambasciatore parla “in nome” del governo. No. Dice: “eis to onoma”, cioè una immersione nel nome della Trinità, un essere inseriti nel nome della Trinità, una interpenetrazione dell’essere di Dio e del nostro essere, un essere immerso nel Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, così come nel matrimonio, per esempio, due persone diventano una carne, diventano una nuova, unica realtà, con un nuovo, unico nome.

Il Signore ci ha aiutato a capire ancora meglio questa realtà nel suo colloquio con i sadducei circa la risurrezione. I sadducei riconoscevano dal canone dell’Antico Testamento solo i cinque Libri di Mosè e in questi non appare la risurrezione; perciò la negavano. Il Signore, proprio da questi cinque Libri dimostra la realtà della risurrezione e dice: Voi non sapete che Dio si chiama Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe? (cfr. Mt 22, 31-32).

Quindi, Dio prende questi tre e proprio nel suo nome essi diventano “il” nome di Dio. Per capire chi è questo Dio si devono vedere queste persone che sono diventate il nome di Dio, un nome di Dio, sono immersi in Dio. E così vediamo che chi sta nel nome di Dio, chi è immerso in Dio, è vivo, perché Dio – dice il Signore – è un Dio non dei morti, ma dei vivi, e se è Dio di questi, è Dio dei vivi. I vivi sono vivi perché stanno nella memoria, nella vita di Dio.

E proprio questo succede nel nostro essere battezzati: diventiamo inseriti nel nome di Dio, così che apparteniamo a questo nome e il suo nome diventa il nostro nome e anche noi potremo, con la nostra testimonianza – come i tre dell’Antico Testamento –, essere testimoni di Dio, segno di chi è questo Dio, nome di questo Dio.

Quindi, essere battezzati vuol dire essere uniti a Dio. In un’unica, nuova esistenza apparteniamo a Dio, siamo immersi in Dio stesso.

Pensando a questo, possiamo subito vedere alcune conseguenze.

La prima è che Dio non è più molto lontano per noi, non è una realtà da discutere – se c’è o non c’è –, ma noi siamo in Dio e Dio è in noi. La priorità, la centralità di Dio nella nostra vita è una prima conseguenza del Battesimo. Alla questione: “C’è Dio?”, la risposta è: “C’è ed è con noi; c’entra nella nostra vita questa vicinanza di Dio, questo essere in Dio stesso, che non è una stella lontana, ma è l’ambiente della mia vita”. Questa sarebbe la prima conseguenza e quindi dovrebbe dirci che noi stessi dobbiamo tenere conto di questa presenza di Dio, vivere realmente nella sua presenza.

Una seconda conseguenza di quanto ho detto è che noi non ci facciamo cristiani. Divenire cristiani non è una cosa che segue da una mia decisione: “Io adesso mi faccio cristiano”. Certo, anche la mia decisione è necessaria, ma soprattutto è un’azione di Dio con me: non sono io che mi faccio cristiano, io sono assunto da Dio, preso in mano da Dio e così, dicendo “sì” a questa azione di Dio, divento cristiano.

Divenire cristiani, in un certo senso, è “passivo”: io non mi faccio cristiano, ma Dio mi fa un suo uomo, Dio mi prende in mano e realizza la mia vita in una nuova dimensione. Come io non mi faccio vivere, ma la vita mi è data; sono nato non perché io mi sono fatto uomo, ma sono nato perché l’essere umano mi è donato. Così anche l’essere cristiano mi è donato, è un “passivo” per me, che diventa un “attivo” nella nostra, nella mia vita. E questo fatto del “passivo”, di non farsi da se stessi cristiani, ma di essere fatti cristiani da Dio, implica già un po’ il mistero della croce: solo morendo al mio egoismo, uscendo da me stesso, posso essere cristiano.

Un terzo elemento che si apre subito in questa visione è che, naturalmente, essendo immerso in Dio, sono unito ai fratelli e alle sorelle, perché tutti gli altri sono in Dio e se io sono tirato fuori dal mio isolamento, se io sono immerso in Dio, sono immerso nella comunione con gli altri.

Essere battezzati non è mai un atto solitario di “me”, ma è sempre necessariamente un essere unito con tutti gli altri, un essere in unità e solidarietà con tutto il corpo di Cristo, con tutta la comunità dei suoi fratelli e sorelle. Questo fatto che il Battesimo mi inserisce in comunità, rompe il mio isolamento. Dobbiamo tenerlo presente nel nostro essere cristiani.

E finalmente ritorniamo alla parola di Cristo ai sadducei: “Dio è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe” (cfr. Mt 22, 32), e quindi questi non sono morti; se sono di Dio sono vivi. Vuol dire che con il Battesimo, con l’immersione nel nome di Dio, siamo anche noi già immersi nella vita immortale, siamo vivi per sempre.

Con altre parole, il Battesimo è una prima tappa della risurrezione: immersi in Dio, siamo già immersi nella vita indistruttibile, comincia la risurrezione. Come Abramo, Isacco e Giacobbe essendo “nome di Dio” sono vivi, così noi, inseriti nel nome di Dio, siamo vivi nella vita immortale. Il Battesimo è il primo passo della risurrezione, l’entrare nella vita indistruttibile di Dio.

Così, in un primo momento, con la formula battesimale di san Matteo, con l’ultima parola di Cristo, abbiamo visto già un po’ l’essenziale del Battesimo.

Adesso vediamo il rito sacramentale, per poter capire ancora più precisamente che cosa è il Battesimo.

Questo rito, come il rito di quasi tutti i sacramenti, si compone da due elementi: da materia – acqua – e dalla parola.

Questo è molto importante. Il cristianesimo non è una cosa puramente spirituale, una cosa solamente soggettiva, del sentimento, della volontà, di idee, ma è una realtà cosmica. Dio è il Creatore di tutta la materia, la materia entra nel cristianesimo, e solo in questo grande contesto di materia e spirito insieme siamo cristiani. Molto importante è, quindi, che la materia faccia parte della nostra fede, il corpo faccia parte della nostra fede. La fede non è puramente spirituale, ma Dio ci inserisce così in tutta la realtà del cosmo e trasforma il cosmo, lo tira a sé.

E con questo elemento materiale – l’acqua – entra non soltanto un elemento fondamentale del cosmo, una materia fondamentale creata da Dio, ma anche tutto il simbolismo delle religioni, perché in tutte le religioni l’acqua ha qualcosa da dire. Il cammino delle religioni, questa ricerca di Dio in diversi modi – anche sbagliati, ma sempre ricerca di Dio – diventa assunta nel sacramento. Le altre religioni, con il loro cammino verso Dio, sono presenti, sono assunte, e così si fa la sintesi del mondo. Tutta la ricerca di Dio che si esprime nei simboli delle religioni, e soprattutto – naturalmente – il simbolismo dell’Antico Testamento, che così, con tutte le sue esperienze di salvezza e di bontà di Dio, diventa presente. Su questo punto ritorneremo.

L’altro elemento è la parola, e questa parola si presenta in tre elementi: rinunce, promesse, invocazioni.

Importante è che queste parole quindi non siano solo parole, ma siano cammino di vita. In queste si realizza un decisione, in queste parole è presente tutto il nostro cammino battesimale, sia pre-battesimale, sia post-battesimale. Quindi, con queste parole, e anche con i simboli, il Battesimo si estende a tutta la nostra vita.

Questa realtà delle promesse, delle rinunce, delle invocazioni è una realtà che dura per tutta la nostra vita, perché siamo sempre in cammino battesimale, in cammino catecumenale, tramite queste parole e la realizzazione di queste parole. Il sacramento del Battesimo non è un atto di un’ora, ma è una realtà di tutta la nostra vita, è un cammino di tutta la nostra vita. In realtà, dietro c’è anche la dottrina delle due vie, che era fondamentale nel primo cristianesimo: una via alla quale diciamo “no” e una via alla quale diciamo “sì”.

Cominciamo con la prima parte, le rinunce. Sono tre e prendo anzitutto la seconda: “Rinunciate alle seduzioni del male per non lasciarvi dominare dal peccato?”.

Che cosa sono queste seduzioni del male? Nella Chiesa antica, e ancora per secoli, qui c’era l’espressione: “Rinunciate alla pompa del diavolo?”, e oggi sappiamo che cosa era inteso con questa espressione “pompa del diavolo”. La pompa del diavolo erano soprattutto i grandi spettacoli cruenti, in cui la crudeltà diventa divertimento, in cui uccidere uomini diventa una cosa spettacolare: spettacolo, la vita e la morte di un uomo. Questi spettacoli cruenti, questo divertimento del male è la “pompa del diavolo”, dove appare con apparente bellezza e, in realtà, appare con tutta la sua crudeltà.

Ma oltre a questo significato immediato della parola “pompa del diavolo”, si voleva parlare di un tipo di cultura, di una “way of life”, di un modo di vivere, nel quale non conta la verità ma l’apparenza, non si cerca la verità ma l’effetto, la sensazione, e, sotto il pretesto della verità, in realtà, si distruggono uomini, si vuole distruggere e creare solo se stessi come vincitori.

Quindi, questa rinuncia era molto reale: era la rinuncia ad un tipo di cultura che è un’anti-cultura, contro Cristo e contro Dio. Si decideva contro una cultura che, nel Vangelo di san Giovanni, è chiamata “kosmos houtos”, “questo mondo”. Con “questo mondo”, naturalmente, Giovanni e Gesù non parlano della creazione di Dio, dell’uomo come tale, ma parlano di una certa creatura che è dominante e si impone come se fosse questo il mondo, e come se fosse questo il modo di vivere che si impone.

Lascio adesso ad ognuno di voi di riflettere su questa “pompa del diavolo”, su questa cultura alla quale diciamo “no”. Essere battezzati significa proprio sostanzialmente un emanciparsi, un liberarsi da questa cultura. Conosciamo anche oggi un tipo di cultura in cui non conta la verità. Anche se apparentemente si vuol fare apparire tutta la verità, conta solo la sensazione e lo spirito di calunnia e di distruzione. Una cultura che non cerca il bene, il cui moralismo è, in realtà, una maschera per confondere, creare confusione e distruzione. Contro questa cultura, in cui la menzogna si presenta nella veste della verità e dell’informazione, contro questa cultura che cerca solo il benessere materiale e nega Dio, diciamo “no”. Conosciamo bene anche da tanti Salmi questo contrasto di una cultura nella quale uno sembra intoccabile da tutti i mali del mondo, si pone sopra tutti, sopra Dio, mentre, in realtà, è una cultura del male, un dominio del male.

E così, la decisione del Battesimo, questa parte del cammino catecumenale che dura per tutta la nostra vita, è proprio questo “no”, detto e realizzato di nuovo ogni giorno, anche con i sacrifici che costa opporsi alla cultura in molte parti dominante, anche se si imponesse come se fosse il mondo, questo mondo: non è vero. E ci sono anche tanti che desiderano realmente la verità.

Così passiamo alla prima rinuncia: “Rinunciate al peccato per vivere nella libertà dei figli di Dio?”.

Oggi libertà e vita cristiana, osservanza dei comandamenti di Dio, vanno in direzioni opposte. Essere cristiani sarebbe come una schiavitù; libertà è emanciparsi dalla fede cristiana, emanciparsi – in fin dei conti – da Dio. La parola peccato appare a molti quasi ridicola, perché dicono: “Come! Dio non possiamo offenderlo! Dio è così grande, che cosa interessa a Dio se io faccio un piccolo errore? Non possiamo offendere Dio, il suo interesse è troppo grande per essere offeso da noi”.

Sembra vero, ma non è vero. Dio si è fatto vulnerabile. Nel Cristo crocifisso vediamo che Dio si è fatto vulnerabile, si è fatto vulnerabile fino alla morte. Dio si interessa a noi perché ci ama e l’amore di Dio è vulnerabilità, l’amore di Dio è interessamento dell’uomo, l’amore di Dio vuol dire che la nostra prima preoccupazione deve essere non ferire, non distruggere il suo amore, non fare nulla contro il suo amore perché altrimenti viviamo anche contro noi stessi e contro la nostra libertà. E, in realtà, questa apparente libertà nell’emancipazione da Dio diventa subito schiavitù di tante dittature del tempo, che devono essere seguite per essere ritenuti all’altezza del tempo.

E finalmente: “Rinunciate a Satana?”. Questo ci dice che c’è un “sì” a Dio e un “no” al potere del Maligno che coordina tutte queste attività e si vuol fare dio di questo mondo, come dice ancora san Giovanni. Ma non è Dio, è solo l’avversario, e noi non ci sottomettiamo al suo potere. Noi diciamo “no” perché diciamo “sì”, un “sì” fondamentale, il “sì” dell’amore e della verità.

Queste tre rinunce, nel rito del Battesimo, nell’antichità, erano accompagnate da tre immersioni: immersione nell’acqua come simbolo della morte, di un “no” che realmente è la morte di un tipo di vita e risurrezione ad un’altra vita. Su questo ritorneremo.

Poi, la confessione in tre domande: “Credete in Dio Padre onnipotente, creatore, in Cristo e, infine, nello Spirito Santo e la Chiesa?”.

Questa formula, queste tre parti, sono state sviluppate a partire dalla Parola del Signore: “Battezzare in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Queste parole sono concretizzate ed approfondite: che cosa vuol dire Padre, cosa vuol dire Figlio – tutta la fede in Cristo, tutta la realtà del Dio fattosi uomo – e che cosa vuol dire credere di essere battezzati nello Spirito Santo, cioè tutta l’azione di Dio nella storia, nella Chiesa, nella comunione dei Santi.

Così, la formula positiva del Battesimo è anche un dialogo: non è semplicemente una formula. Soprattutto la confessione della fede non è soltanto una cosa da capire, una cosa intellettuale, una cosa da memorizzare – certo, anche questo –, ma tocca anche l’intelletto, tocca anche il nostro vivere, soprattutto. E questo mi sembra molto importante. Non è una cosa intellettuale, una pura formula. È un dialogo di Dio con noi, un’azione di Dio con noi, e una risposta nostra, è un cammino. La verità di Cristo si può capire soltanto se si è capita la sua via. Solo se accettiamo Cristo come via incominciamo realmente ad essere nella via di Cristo e possiamo anche capire la verità di Cristo. La verità non vissuta non si apre; solo la verità vissuta, la verità accettata come modo di vivere, come cammino, si apre anche come verità in tutta la sua ricchezza e profondità.

Quindi, questa formula è una via, è espressione di una nostra conversione, di un’azione di Dio. E noi vogliamo realmente tenere presente questo anche in tutta la nostra vita: che siamo in comunione di cammino con Dio, con Cristo. E così siamo in comunione con la verità: vivendo la verità, la verità diventa vita e vivendo questa vita troviamo anche la verità.

Adesso passiamo all’elemento materiale: l’acqua.

È molto importante vedere due significati dell’acqua. Da una parte, l’acqua fa pensare al mare, soprattutto al Mar Rosso, alla morte nel Mar Rosso. Nel mare si rappresenta la forza della morte, la necessità di morire per arrivare ad una nuova vita. Questo mi sembra molto importante. Il Battesimo non è solo una cerimonia, un rituale introdotto tempo fa, e non è nemmeno soltanto un lavaggio, un’operazione cosmetica. È molto più di un lavaggio: è morte e vita, è morte di una certa esistenza e rinascita, risurrezione a nuova vita.

Questa è la profondità dell’essere cristiano: non solo è qualcosa che si aggiunge, ma è una nuova nascita. Dopo aver attraversato il Mar Rosso, siamo nuovi. Così il mare, in tutte le esperienze dell’Antico Testamento, è divenuto per i cristiani simbolo della croce. Perché solo attraverso la morte, una rinuncia radicale nella quale si muore ad un certo tipo di vita, può realizzarsi la rinascita e può realmente esserci vita nuova.

Questa è una parte del simbolismo dell’acqua: simboleggia – soprattutto nelle immersioni dell’antichità – il Mar Rosso, la morte, la croce. Solo dalla croce si arriva alla nuova vita e questo si realizza ogni giorno. Senza questa morte sempre rinnovata, non possiamo rinnovare la vera vitalità della nuova vita di Cristo.

Ma l’altro simbolo è quello della fonte. L’acqua è origine di tutta la vita; oltre al simbolismo della morte, ha anche il simbolismo della nuova vita. Ogni vita viene anche dall’acqua, dall’acqua che viene da Cristo come la vera vita nuova che ci accompagna all’eternità.

Alla fine rimane la questione – solo una parolina – del Battesimo dei bambini. È giusto farlo, o sarebbe più necessario fare prima il cammino catecumenale per arrivare ad un Battesimo veramente realizzato?

E l’altra questione che si pone sempre è: “Ma possiamo noi imporre ad un bambino quale religione vuole vivere o no? Non dobbiamo lasciare a quel bambino la scelta?”.

Queste domande mostrano che non vediamo più nella fede cristiana la vita nuova, la vera vita, ma vediamo una scelta tra altre, anche un peso che non si dovrebbe imporre senza aver avuto l’assenso del soggetto.

La realtà è diversa. La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o no. A nessuno può essere chiesto: “vuoi essere nato o no?”. La vita stessa ci viene data necessariamente senza consenso previo, ci viene donata così e non possiamo decidere prima “sì o no, voglio vivere o no”.

E, in realtà, la vera domanda è: “È giusto donare vita in questo mondo senza avere avuto il consenso: vuoi vivere o no? Si può realmente anticipare la vita, dare la vita senza che il soggetto abbia avuto la possibilità di decidere?”. Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono.

Solo l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita. E perciò il Battesimo come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del “sì” di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l’anticipazione della vita.

Quindi, il Battesimo dei bambini non è contro la libertà. È proprio necessario dare questo, per giustificare anche il dono – altrimenti discutibile – della vita. Solo la vita che è nelle mani di Dio, nelle mani di Cristo, immersa nel nome del Dio trinitario, è certamente un bene che si può dare senza scrupoli.

E così siamo grati a Dio che ci ha donato questo dono, che ci ha donato se stesso. E la nostra sfida è vivere questo dono, vivere realmente, in un cammino post-battesimale, sia le rinunce che il “sì”, e vivere sempre nel grande “sì” di Dio, e così vivere bene.

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TUTTE LE OMELIE BATTESIMALI DI BENEDETTO XVI

NELLE FESTE DEL BATTESIMO DI GESÙ

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NELLE VEGLIE PASQUALI

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> 7 aprile 2012

di Carlo Maria Martini

Il Battesimo è un evento del passato, di cui non abbiamo coscienza diretta: non è un ricordo personale, perché l’abbiamo ricevuto quando non eravamo in grado di intendere e di volere. Non è un ricordo preciso ma resta avvolto nella nebbia della primissima infanzia. Tutt’al più è una reminiscenza indiretta, perché ci hanno detto che abbiamo ricevuto il Battesimo.
Riceviamo quindi questo sacramento dai nostri genitori, dai nostri padrini o madrine, dal prete che ci ha battezzati. Nasce allora l’interrogativo
Come posso sperimentare il mio battesimo, non mediante uno sforzo di immaginazione, ma comprendendo che cosa significa per me, adesso, il fatto che sono battezzato?
Dice la lettera ai Romani: «O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (6,3-4). Che cosa dice Paolo? Che per lui e per tutti i cristiani, pur se loro erano stati battezzati da adulti, il Battesimo è in ogni caso un evento del passato: «Siamo stati battezzati in Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte, siamo stati sepolti insieme con lui». Anche se i destinatari della Lettera dell’Apostolo avevano ricevuto il Battesimo da adulti e perciò avevano ancora l’impressione viva dell’entrare nel fonte, dell’immergersi nell’acqua, che equivaleva a immergersi nella passione e nella morte di Gesù, dell’uscire dall’acqua tutti bagnati, che era come un uscire dalla tomba e un risorgere, il Battesimo è memoria del passato.
Notate però che l’ultimo verbo è al presente; il Battesimo è una memoria del passato operante nel presente: «possiamo camminare in una vita nuova».

Quando sperimento di camminare in una vita nuova?

  • Ogni volta che dico a Dio: ‘Padre’, che lo chiamo ‘Padre’ – in concreto ogni volta che recito il ‘Padre nostro’ -, e lo dico con il cuore, con coscienza, sperimento il mio Battesimo come l’essere figlio amato dal Padre, sperimento che Dio mi ama, mi chiama per nome, mi fa suo figlio con amore infinito. Quando invoco Dio come ‘Padre’ attualizzo, professo, vivo il mio Battesimo.
  • Ogni volta che scelgo secondo Gesù Cristo nelle realtà quotidiane, ogni volta che scelgo da cristiano, è nella forza del mio Battesimo. Dunque, in ogni scelta etica, morale, libera, seria, secondo Gesù Cristo, vivo ed attualizzo il mio Battesimo.
  • Quando trovo la forza di seppellire il passato e di guardare avanti, lo posso fare solo radicandomi nel mio battesimo: è questo Sacramento che mi dà la forza. Fratel Roger, fondatore delle Comunità di Taizè scrive: «..tutto il tuo passato, perfino l’istante appena trascorso, è già sepolto, sommerso con Cristo nell’acqua del tuo Battesimo. Non volgere lo sguardo indietro; rinuncia a guardare indietro. Se la tua immaginazione ti presenta l’immagine distruttrice del passato, sappi che Dio non ne tiene più conto, e questo anzitutto in grazia del Battesimo e poi in grazia del sacramento della Penitenza, che rinnova in noi la prima grazia di purificazione».
  • Quindi, ogni volta che trovo la forza di seppellire il mio passato e di guardare avanti, attualizzo il mio Battesimo.
  • «Siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (12,13). Quando viviamo la comunione nella Chiesa, la solidarietà con i fratelli battezzati, nella certezza che tale legame di solidarietà che ci fa fratelli e figli di Dio è superiore ad ogni legame etnico, civile, parentale, e che per esso siamo pronti anche a dare la vita come i martiri di ieri e di oggi, noi proclamiamo il Battesimo, confessiamo la sua forza aggregante, che fa di tutti i cristiani un solo corpo con Gesù. E’ in virtù di questa forza che come membri di una comunità parrocchiale possiamo essere tutti uniti, concordi, pronti ciascuno a sacrificare qualcosa di sé per il servizio degli altri e per il bene comune della comunità.
  • Quando c’è questo ci troviamo davanti a un effetto soprannaturale del Battesimo: il Battesimo fa di uomini e donne di diversa provenienza, origini, carattere, cultura, una sola famiglia. Quindi: il Battesimo è l’essere amato adesso dal Padre, l’essere fatto ad immagine del suo Figlio Gesù, l’essere capace di operare scelte secondo il Vangelo, l’avere forza per seppellire il mio passato colpevole e guardare avanti, il sentirmi membro vivo di una comunità per la quale mi sacrifico volentieri.

Proviamo a leggere alcuni versetti dal Libro degli Atti degli Apostoli, che parlano del Battesimo:

  • «Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,5);
  • «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati» (At 2,38);
  • «Uomini e donne si facevano battezzare» (At 8,12);
  • «Improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato» (At 9,18);
  • «Ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo» (At 10,48).

Che cosa notiamo in questi versetti? I verbi sono al passivo. Nessuno, cioè, può battezzare sé stesso. Anche se mi immergo nell’acqua e dico: io mi battezzo, in realtà non c’è Battesimo. Devo chiederlo questo sacramento. La vita divina conferita nel Battesimo è puro dono. La grazia del Battesimo mi è data gratuitamente da Cristo. Quando sono cosciente che la vita divina in me è pura iniziativa di Dio, che tutto mi è donato, che tutto ricevo dal Padre il quale, con amore, mi fa figlio in Gesù e da parte mia non posso fare altro che lodare e ringraziare il Signore, allora vivo il Battesimo come grazia: «Ti ringraziamo, o Padre, del nostro Battesimo».

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