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Parlare di Dio, parlare a Dio.
Parlare di Dio, parlare a Dio.

Parlare di Dio, parlare a Dio.

Omelia nel giorno della prima comunione

Quale il ruolo del sacerdote in una parrocchia?

Presiede, guida, presta la voce alla comunità quando sta dinanzi al Signore.

Si sforza, tenta di aiutare Dio a far sentire la sua vicinanza ad ogni persona.

Ma sono più i fallimenti dei successi. E questo lo restituisce alla sua vera dimensione: la consapevolezza della sua povertà e dei suoi limiti.

In questa solenne celebrazione penso sia mio gioioso compìto presentare a Dio la gratitudine della comunità.

Ci sono i nonni, gli anziani: i loro occhi vedono i figli capaci, in tempi non facili, di portare avanti una casa, di rimanere fedeli al patto coniugale, di accogliere la vita. Da non crederci, ma tu Dio sai sempre sorprendere sostenendo con la tua grazia quanto noi grandi a volte non osiamo neanche minimamente immaginare. Grazie, buon Dio, per i figli e in special modo per i nipoti, che allietano la nostra vecchiaia restituendoci la voglia di sorridere e la passione per quelle cose semplici che poi danno sapore ai giorni dell’uomo.

Ci sono i Genitori, questi avventurieri!!! Hanno avuto il coraggio di credere nell’amore come unica via per dar senso ai loro giorni. Ed ora Signore, ti dicono grazie per il dono dei figli. Essere genitori non è un mestiere, è collaborare con il buon Dio nella forma più delicata e misteriosa. Tutti sappiamo dei nostri limiti e quanto ci pesa il giudizio umano che ci esclude da determinati compiti perché ritenuti inadeguati. Tu invece Signore ti fidi nonostante tutto e così ci restituisci la gioia di saperci scelti come tuoi collaboratori nel donare al mondo  il segno concreto del tuo amore: perché i bambini sono la risposta di Dio ai nostri perché, sono la prova più bella del tuo amore verso di noi.

Essi, guardando i loro piccoli, e riflettendo sui loro giorni, ti dicono grazie per la vita e per il ruolo che hai loro riservato: tuoi ministri, tuoi intimi collaboratori!

Cari genitori, il vostro titolo più alto non è quello che avete preso a scuola o che vi è stato assegnato dall’azienda o che avete carpito ai vostri superiori: il titolo più bello, e che vi è stato assegnato da Dio è quello di essere i papà e le mamme di questi splendidi ragazzi. Ecco perché penso che nel turbinio di pensieri, emerge sovrana la voglia di ringraziare.

Il grazie più semplice è il vostro, ragazzi della prima comunione. Lo so. L’innocenza che vi contraddistingue vi porta immediatamente a dire grazie per la festa, i vestiti, i regali, per il fatto che almeno oggi non sarete sgridati … ma poi a ben guardare siete quelli che ringraziano per la bellezza dello stare insieme restituendo alle vostre famiglie la possibilità almeno per un giorno di dimenticare i dissapori e le liti. Ringraziate per la vita, per gli amici, e soprattutto per i vostri genitori che, anche se qualche volta non vi stanno a sentire, sono sempre le mamme più belle e i papà più forti del mondo!

Mi piace a questo punto pensare al sorriso di Dio.

Verso di me. Che ho perso tutto questo tempo per balbettare quanto Lui conosce benissimo perché abita nel cuore di ogni vivente.

E poi immagino il Suo volto sorridente raggiungere tutti gli anziani e ringraziarli per il tempo che dedicano ai loro nipoti e per la pazienza nel trasmettere l’arte di vivere raccontando come in fondo il bene trionfa sempre sul male e che la cattiveria è da sempre alla fine sconfitta dalla bontà.

Il sorriso di Dio si fa più lieve guardando i papà e le mamme. Ma il suo grazie è di quelli da stadio. Lui, che ha contato tutte le vostre lacrime e vi è stato vicino quando il dubbio e lo scoraggiamento rischiavano di prendere il sopravvento, vi dice grazie per il coraggio di “rimanere” nell’amore consegnando così facendo ai vostri piccoli una pagina di Vangelo vissuto che vivrà per sempre nel cuore dei vostri figli. È l’amore la via per l’eternità. Tutto il resto finisce, scompare.

E mi piace pensare al buon Dio emozionato dinanzi a voi, ragazzi . Sì, guardandovi penso alla sua commozione: siete belli, troppo belli, proprio come lui vi ha sognati dall’eternità!  I vostri genitori hanno pregato per voi prima di vedervi, poi vi hanno accolto e amato immensamente. Il buon Dio prima ancora di crearvi, vi ha sognato, poi ha guardato nel suo cuore. Creati secondo il cuore di Dio. Ecco perché siete belli. Sapete, i vostri genitori sono stati veri veri non quando si son detti l’un l’altro “amore mio”, ma quando vi hanno accolto tra le braccia ed emozionati hanno detto a voi “amore mio”!

E oggi voi fate emozionare il buon Dio dando un corpo al suo sogno: sì, accostandovi alla mensa voi dite di voler fare della familiarità con Gesù il segreto per riuscire a fare dei vostri giorni un capolavoro d’amore!

Voi oggi per la prima volta diventate commensali di Dio. Se ci pensiamo un po’ ci viene il capogiro. Stare a tavola con una persona significa accoglierla, volerla ascoltare, essere felici della sua presenza, poter offrire quanto di più buono si possiede. A casa, il momento più bello è proprio quando si sta a tavola insieme con papà, mamma e i fratelli. Nel gesto semplice di mangiare insieme si ridice il senso della vita: è bello far crescere gli altri consumandoci senza alcun interesse!

Certo, noi sappiamo pervertire tutte le cose, quando dimentichiamo chi siamo. E così strumentalizziamo persino un gesto bello. Quante volte si invita a tavola una persona perché gli si deve chiedere qualcosa o perché si è interessati  a quanto vogliamo ottenere senza alcuna fatica.

Con Dio è tutta un’altra musica. È rivivere il giovedì santo da protagonisti. Gesù ci accoglie, si china dinanzi ad ognuno di noi, lava i piedi di tutti,  nessuno escluso e nel gesto semplice del mangiare e bere spiega il senso della sua vita, della vita di Dio e della vocazione di ogni vivente. È la lezione unica sull’amore. Togliersi la tunica, mettersi il grembiule, inchinarsi, lavare i piedi, nutrire. Senza giudicare, senza calcolare. Amare significa farsi a pezzi per l’altro, non mangiarsi l’altro;  amare significa mettersi nelle mani dell’altro, non avere l’altro in mano.

Avvicinarsi alla comunione significa mettersi alla scuola di Gesù, imparare da Lui come essere veramente felici. E’  la frequentazione della mensa eucaristica che ci restituisce amici di Gesù, familiari di Dio.

Il sacerdote parla a Dio in nome della comunità, parla di Dio alla comunità.

E parla pure per fare gli auguri…

Fare la comunione  sempre sia per voi momento di partenza per la realizzazione dei desideri più belli: non abbiate mai paura di Dio! Non vergognatevi mai di presentarvi come amici di Gesù! Lui rimane sempre il vostro tifoso numero 1! Portare Dio nel cuore significa avere un cuore capace di sognare, di commuoversi, di credere nella forza dell’amore.    Auguri e… stupiteci!

Lo so, il ruolo del mediatore  implica il dovere di sparire, di togliersi di mezzo per permettere l’incontro tra l’amato e l’amante. Prima però mi limito a chiedervi di perdonarmi per i miei peccati e di scusarmi per il tempo che vi faccio perdere. Confido nella misericordia di Dio e nella vostra benevolenza!

mimì

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