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Ragazzi, vi aspettiamo per cambiare il mondo
Ragazzi, vi aspettiamo per cambiare il mondo

Ragazzi, vi aspettiamo per cambiare il mondo

In questo straordinario discorso, pubblicato nel 2013, lo scrittore Colum McCann si rivolge ai giovani consigliando loro di essere ottimisti, perché sono la speranza: “noi faremo grandi progressi nelle vostre mani”.

L’articolo è ripreso dalla rivista Vita e Pensiero plus. Rimaniamo a disposizione degli aventi diritto per l’immediata rimozione dal nostro sito

Quando avevo 21 anni, non molto più vecchio di quanto lo siate voi ora, arrivai a Boston da Dublino. Approdai a Cape Cod e un taxi mi portò a Hyannis. Quindi presi a noleggio una bicicletta per attraversare gli Stati Uniti: così entrai in questa vasta democrazia di storie e di narratori di storie.

La gente voleva parlare con me, io imparai dov’ero e iniziai a conoscere chi abitava in questo posto. Compresi che mi trovavo in un Paese di voci che si accumulavano. Tutte le voci che trovavo sulla mia strada stavano incontrando altre voci, talvolta in contesti che risultavano gradevoli, talaltra in contesti che diventavano discordanti. Una vera e propria musica. Ho così capito che anch’io ero un amalgama di diverse voci.

Sono cresciuto in una scuola dei Fratelli cristiani in Irlanda. Ho ricevuto la mia “voce” dai miei insegnanti; le loro voci risuonavano in me e ce le ho ancora nelle orecchie. Mi avevano affidato le parole del poeta Gerard Manley Hopkins: «Il mondo è carico della grandezza di Dio… Là, nel profondo delle cose, vive la più cara freschezza».

Noi tutti riceviamo le nostre voci dagli altri. La mia famiglia, i miei studenti e io stesso siamo come piccole radio in cerca delle loro antenne. E oggi mi sento una piccola radio che cerca la musica in ciò che voi state portando nel mondo.

Voi giovani siete forse la prima “generazione dell’11 settembre”. Prenderete in mano quel che è successo a New York, Baghdad, Londra, Madrid e Kabul e lo trasformerete, se non nella pace, almeno in un patto. E se non gli metterete fine, almeno lotterete per provocare un cambiamento in meglio.

Oggi ho camminato nel labirinto del prato della Burn Library. Il labirinto costituisce la via più lunga per arrivare al centro: non esiste un modo migliore di parlare della vita. Non puoi correre: devi sottometterti a esso e imparare dalla sua geografia più intima.

Con il mio romanzo Questo bacio vada al mondo intero ho cercato soprattutto di trovare un valore e la grazia, il senso e un rifugio nel continuo “picchiettare” del mondo. Il vero cuore del libro sta nell’intersezione di quei sottili cammini funambolici che noi tutti percorriamo. Parla del riscatto di due bambini nel Bronx, due torri gemelle che in realtà sono le piccole, intime, enormi torri delle nostre vite.

Nel libro, il personaggio di Corrigan cercava un Dio pienamente credibile, un Dio riconoscibile nel sudiciume del quotidiano. Lo consolava la possibilità di intravedere nell’oscurità una piccola luce, guasta e ammaccata, ma pur sempre una luce. Sperava in un mondo migliore perché era nella sua natura: un motivo di ottimismo contro ogni prova contraria.

Vi sono momenti in cui noi siamo chiamati ad affrontare l’oscurità. Ogni piccolo angolo di realtà, per quanto anonimo, oscuro e insignificante, è un mondo e voi siete chiamati a esplorarlo. La vostra fede vale solo quando è veramente messa alla prova.

Si afferma spesso che vi è qualcosa di leggero nell’essere ottimista, come se l’ottimista fosse un “idiota sorridente”. Io penso che niente di tutto questo sia vero. Un genuino ottimista non nega mai la realtà delle tenebre. Infatti, gli ottimisti sono molto più cinici del migliore dei cinici, perché devono sconfiggere il cinico interiore e andare precipitosamente nel buio. La parte più importante di una buona educazione è imparare ad arrivare all’altro lato del cinismo.

La nostra redenzione non consiste in parole, ma in atti concreti. L’arte di imparare è l’arte di apprendere come fare: questo riguarda la capacità di cambiare non solo noi stessi, ma anche le cose che ci stanno intorno. Non prendiamoci in giro: c’è molto da cambiare.

Voglio vedere la pressione che voi eserciterete sul vostro governo, sulla vostra chiesa, su voi stessi e sulla vostra università. Non lo farete mettendo uno smile sulla vostra pagina Facebook. Invoco la protesta come un atto di speranza.

Tante volte ci viene detto che le precedenti generazioni sbagliano nei confronti delle nuove. Io ho fallito verso di voi, i vostri genitori hanno fallito, e il migliore di voi fallirà. Io sono felice di questo, perché lo sbaglio vivifica. L’errore significa che vi è qualcosa di meglio da fare. Come disse Samuel Beckett: «Nessun problema. Prova ancora. Fallisci di nuovo. Fallisci meglio».

Se sei in grado di rendere visibile il buio, puoi rendere visibile anche la luce. Per questo vi dico di praticare quella che io chiamo “rianimazione“. Resistete ai tempi cattivi. Anzi, abbracciateli. Non cercate di stare a galla: se tenterete di farlo, potrete sopravvivere, ma non vivrete. Nuotate in acque in cui altra gente annegherebbe.

Nella vita buttate via il navigatore satellitare. Leggete. Esponete il vostro cuore. Alzate la voce in favore di coloro che non hanno la possibilità di levare la propria. Portate sulle spalle la vostra parte del peso del mondo. Abbracciate il mistero. Fate ricorso alle difficoltà nella ricerca della bellezza. La vostra mente lavori in parallelo con il vostro cuore.

E divertitevi. Ridete. Innamoratevi. Vivete la vostra vita in modo rumoroso. Siate sospettosi di quello che vi dà troppa consolazione.

Il fatto è che vi stavo aspettando. Noi vi stavamo aspettando. Venite, scrivete un grande poema. Trovate una cura importante. Vi abbiamo aspettato perché voi troviate una strada nell’arte e nella scienza. Noi faremo grandi progressi nelle vostre mani. Questa è la mia speranza.

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